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Rabbia

Rabbia

Poesia di Alberto Gabrielli

 

Opera di Emanuela Emy D

Sono la saliva che ti sale in gola, un po’ aspra e acidula; quella che blocca il respiro.

Sono il crampo allo stomaco duro e forte come un pugno; quello che ti fa piegare in due.

Sono il dolore del piede pestato carico di scosse elettriche; quello che ti fa zoppicare.

Sono la fitta nel retto come un ago lungo la spina dorsale.

Sono la frequenza nelle orecchie, un fischio interminabile, un decibell di troppo.

Sono un urlo straziante di dolore, alla perdita di un caro.

Sono la profuga cui hanno tolto la terra.

Sono la bambina il cui piede si è disintegrato sopra una mina.

Sono quella armata fino ai denti per difendermi.

Sono l’acre odore di sudore per la fatica.

Sono la bestia che difende la casa e la famiglia.

Sono la noia e il dolore messi insieme, l’apatia e l’intraprendenza; sono tutte le cose che riesco a fare e anche quelle che no; sono il battere dei tasti su questa tastiera, le virgole e i punti; sono il passo deciso e intenso; sono il pugno chiuso e la mano aperta; sono la rissaiola nell’underground dell’anima; sono contro tutti i poteri; sono quella contro le ingiustizie; sono la doccia fredda che tonifica; sono la sveglia che desta. Sono i desideri cacciati via, la mano legata e il tempo che non passa mai.

Sono io, quella un po repressa, quella cui tutti affermano che è sbagliata, quella da abbandonare come un neonato non voluto, quella che questa cazzo di morale cattolica condanna.

E' vero posso essere sbagliata, posso intervenire nei momenti meno opportuni, ma che ci posso fare? Sono fatta così! Posso provare a nascondermi, posso provare a stare in disparte, posso provare a reprimermi. Ma è inutile perché riesco fuori con tutta la mia violenza. E allora è meglio non incontrarmi. In quei momenti mi vesto decisamente di nero. Già! Per confondermi con il mio volto. Indosso il mio calcio-stivale e percorro in lungo e in largo le strade della metropoli. Bevo a fiumi, tanto la sete non si placa. Cambio locale ogni una o due birre in cerca di fauna rabbiosa come me. Ma in giro solo fichetti da ecstasi e musica disco. Mai un locale che mi trattenga davvero, mai una fauna da Mocambo. Mai un buon sano Blues. Mi dirigo alla ricerca di qualche “palpebra bella” da spellare insieme ad altri miei simili. Con loro posso essere me stessa, esprimere tutte le mie volgarità, amene passioni, le più recondite fantasie, posso violentare ed essere violentata a mia volta, sono la distruzione e la creazione di cio che mi capita innanzi, sono il coraggio e la viltà e cerco… cerco... cerco… nelle road di questa metropoli.

Sono la fedele mazza da baseball in “A Clockwork Orange” o Jack Torrance in “The Shining” o solamente Joker in “Full Metal Jacket”. Abito nella pancia di ognuno e divoro la razio a chiunque, sono l’eterno virus del fegato. E non c’è antidoto o vaccino perché io sfuggo sempre, sono la regina dei labirinti, sono l’ultima matriosca, quella più piccola: l’invisibile. Devo salvare la mia pelle io!!!

 

Forse penserete che sia unica e un po matta, ma in giro come me ce ne sono tanti. Oggi è una giornata decisamente fredda, sono sola and I feel e mi sfogo su questi tasti. Le mie dita premono con rapidità e decisione quasi con cattiveria o forse solamente con me.

Il mio nome è RABBIA e se non mi sfogo così divento violenta.

 

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