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Dipendenze affettive- intervista

Intervista alla Dott. Viviana Morelli

 

Ah l’amore! Gioia immensa e dolore straziante…

“Amare è come una droga: all’inizio viene una sensazione di euforia, di totale abbandono. Poi il giorno dopo ne vuoi di più. Non hai ancora preso il vizio, ma la sensazione ti è piaciuta e credi di poterla tenere sotto controllo. Pensi alla persona amata per due minuti e te ne dimentichi per tre ore. Ma, a poco a poco, ti abitui a quella persona e cominci a dipendere da lei in ogni cosa. Allora la pensi per tre ore e te ne dimentichi per due minuti. Se quella persona non ti è vicina, provi le stesse sensazioni dei drogati ai quali manca la droga. A quel punto come i drogati rubano e s’umiliano per ottenere ciò di cui hanno bisogno, sei disposto a fare qualsiasi cosa per amore.” Paulo Coelho

Che cosa posso scrivere io sull’amore che non sia già stato scritto, recitato o cantato?! Come posso rispondere a tutte le persone, in prevalenza donne, (anche se i maschietti iniziano a farsi numerosi, sappiatelo!), che mi scrivono in privato, chiedendomi un consiglio per attrarre un nuovo amore che pare ignorarle  o riconquistare l’uomo dei sogni che le ha abbandonate? Donne che arrivano ad affermare “sono disposta a tutto purchè ritorni da me”.

Personalmente non ho la presunzione di poter dispensare consigli a nessuno, tuttavia  posso offrire, con intento costruttivo, la mia opinione: “accettare con dignità il rifiuto e non forzare mai  i sentimenti”. Capisco che deludo chi mi ha scritto, soprattutto riferendosi con speranzosa bramosia alla legge di attrazione, richieste del tipo “io cerco di mandargli segnali del mio interesse per lui, ma lui niente, non capisce, sai come sono fatti gli uomini. (Un inciso: no, che non lo so, perché non li ho conosciuti tutti e detesto le generalizzazioni!). Cosa posso fare per fargli capire che lo amo?” oppure  “Pensa Daniela, eravamo così innamorati e all’improvviso mi ha lasciata. Cosa posso fare per farlo ritornare da me? “Cosa suggerisce la legge di attrazione?”

Innanzitutto  è necessario ribadire che la legge di attrazione non è un incantesimo d’amore ed agisce nel  rispetto del libero arbitrio dell’essere umano. Funge da filtro naturale alla manipolazione delle persone ed è essa stessa ad attrarre fra loro persone secondo una “selezione vibrazionale”. Seppure proviamo un sentimento nei confronti di una persona, non abbiamo alcun diritto di coercizzarla per ottenere il suo amore. Innanzitutto “non funziona” e, quand’anche funzionasse, l’effetto boomerang sarebbe garantito.

Relativamente a “cosa posso fare per…?”, la mia risposta è: nulla! Riflettiamo insieme: cosa ritenete possa fare una persona, della quale voi non siete innamorate, per conquistarvi? Valutiamo alcune possibilità, come ad esempio, insistere nell’invitarvi ad uscire, ignorando i vostri garbati rifiuti?  Potrebbe forse invadere i vostri spazi con appostamenti fintamente casuali? Oppure inviarvi sms continuamente? Telefonarvi a tutte le ore? Ingoffare di email il vostro pc? Rispondete sinceramente! Nel mio suggerimento “non fare nulla”, vi esorto al rispetto delle decisioni altrui oltreché di voi stesse. Una persona insistente, viene percepita come una zecca, dalla quale liberarsi. Azzerbinarsi non conquista nessuno!

E’ vero che l’amore attrae amore, ma imporre la propria presenza, sia in modo fisico o virtuale, ignora il rispetto per l’altro… elemento base dell’amore. Non confondiamo l’invaghimento ed il desiderio di possesso con l’amore.

Spesso, purtroppo, la cronaca riferisce casi di delitti passionali, motivati proprio dalla non accettazione del rifiuto da parte del partner, ex o ambìto che sia.

A prescindere dalle motivazioni, in molte persone si sviluppa una vera e propria dipendenza affettiva, come ben sopradescritto da Paulo Coelho. La “crisi di astinenza”, unitamente al senso di impotenza, rende il dolore straziante, privo di alternative lenitive… neppure la speranza! E se non fosse  del tutto così? Se ci fosse una possibile, auspicabile, soluzione?

A tale proposito, ho chiesto l’intervento della mia gentile amica, Dott.ssa Viviana Morelli – Psicoterapeuta ad approccio integrato – Ipnositerapeuta ericksoniana, atto ad esaminare comportamenti e cause, individuando possibili soluzioni.

Buona lettura!

 

In allegato l’intervista integrale rilasciatami dalla Dott.ssa Viviana Morelli.

 

Daniela Cavallini:

Buongiorno Viviana, grazie per aver aderito alla mia richiesta di offrire un aiuto orientato al sollievo  di chi soffre per amore. Il dolore del distacco dal partner, talvolta, diviene però un’ossessione che oserei definire invalidante. E’ in questo caso che si parla di  “dipendenza affettiva”?

  1. ssa Viviana Morelli:

Grazie a te Daniela per questa opportunità.  Voglio specificare due punti della Dipendenza affettiva. Una naturale predisposizione alla dipendenza affettiva appartiene al genere umano, noi abbiamo una lunga infanzia rispetto al regno animale, “affetto sostegno e cura” sono i presupposti fisici e psichici per un futuro adulto che sentendosi amato diviene un individuo sicuro con una persona solida. Ma tutti abbiamo ricevuto mancanze, inevitabile, il grado di disagio crea mille sfumature personali e di eventuale invalidità patologica, parliamo  di dipendenza affettiva anche senza “ossessione” dopo una reale perdita, ma solo perché la persona uomo o donna che sia Dipende dal riconoscimento altrui, si annulla, per sentire di esistere ha bisogno di un Altro. Spesso l’ossessione è solo la paura della perdita, che chiaramente lascia l’altro impotente e frustrato.

 

Daniela Cavallini:

Come si  distingue il “normale” dolore del rifiuto o dell’abbandono, da una vera e propria dipendenza affettiva?

  1. ssa Viviana Morelli:

 Come  tu hai ben detto sopra, la grande difficoltà di gestire il DISTACCO  e il rifiuto, è uno degli elementi che caratterizza la dipendenza affettiva come patologia. Quindi l’ossessione di volere ad ogni costo quella persona anche se sappiamo di non essere amati può ritenersi un elemento da tenere in considerazione.

Nel lutto di abbandono ogni persona soffre e regredisce, seguendo le naturali fasi che prevedono la rabbia, l’autocolpevolizzazione …tutto questo vissuto si scioglie in un tempo “personale” ma il perseverare con controlli ossessivi e vendicativi, oppure ricercare un oggetto sostitutivo d’amare per colmare il vuoto, sono due elementi indicativi di un aspetto più patologico della dipendenza.

 

 

 

Daniela Cavallini:

In alcuni miei articoli ho parlato di “amori malati”, quelli altrimenti definiti “rapporti patologici”. Cortesemente ci descrivi i “sintomi” di tali rapporti, iniziando dai prodromi?

  1. ssa Viviana Morelli:

Possiamo dire, forse un po’ generalizzando che le cause di base di un incontro “malato” sono le ferite negate di ambedue, uno stato di malessere generale, insoddisfazione depressiva, l’incontro inizialmente magico e guaritore è il classico Innamoramento fusionale, quel fenomeno rivoluzionario che può essere momentaneamente terapeutico, ma in realtà vediamo nell’altro parti che ci mancano, molto spesso in realtà non appartengono a nessuno dei due protagonisti. I dipendenti affettivi si incontrano cercando “nutrimento” appoggio, considerazione, apparentemente appagati…nel tempo sviluppano una avidità insaziabile. Uno dei due ha un ruolo dominante “sadico-manipolatore”, svilisce l’altro …lo controlla, lo possiede, l’altra metà della mela è più “masochista dipendente”, non vive e non si muove senza il compagno, si sente morire quando l’altro minaccia l’abbandono ma paradossalmente fa di tutto per metterlo alla prova, per sfidare e misurare la propria capacità di essere amabile, e la capacità dell’altro di amare. Un amore immaturo che lascia poco spazio alla sopravvivenza del rapporto e crea malessere personale.

Daniela Cavallini:

Le conseguenze sono devastanti… possiamo affermare che la dipendenza affettiva  genera altre dipendenze, tra le quali, soprattutto nelle donne, è la spasmodica ricerca di cibo. Uno smisurato consumo di cibo, soprattutto dolce, a scopo “lenitivo/compensativo”, oltreché un’inconscia ricerca di protezione talvolta  conseguibile attraverso l’obesità?

  1. ssa Viviana Morelli:

Si Daniela molto vero! diciamo che spesso dietro un disturbo del comportamento alimentare c’è una dipendenza affettiva, molte volte negata, le grandi difficoltà relazionali e dipendenze dalla famiglia, dalle amicizie, dal partner, portano a stati depressivi e compulsivi. L’obesità come dici tu, può rappresentare una protezione attraverso “la ciccia” dal contatto, una rabbia negata ingurgitando cibo, una compensazione. La bulimia dove si alterna un abbuffata a vomito, simbolicamente rappresenta il rapporto di queste persone con gli affetti, ingurgitano e divorano le persone, poi le vomitano come il cibo. Il loro schema di relazione è questo.

Spesso si vuole vedere solo il sintomo principale, e non il problema di base. Il cibo è il primo simbolo di amore e di dipendenza, ogni neonato “dipende” dal nutrimento della madre.

 

Daniela Cavallini:

Ci sono persone, soprattutto donne, che sembrano attratte da  storie complicate, il famoso detto “te li vai a cercare col lanternino” la dice lunga.  Quando un amore si definisce “impossibile”? Che cosa induce un individuo ad affrontare , talvolta con la triste consapevolezza dell’esperienza, un “amore impossibile”?

 

  1. ssa Viviana Morelli:

Essendo portatori di una “ferita di Non amore” come diceva Schellembaum P. tendiamo a ricercare un continuo riconoscimento nel tentativo di superare il trauma. Cerco di essere più chiara, se una donna o uomo che sia è stato un figlio-a non riconosciuta attraverso un legame sano, ipotizziamo una donna che non è mai stata amata dal padre, quindi trascina con se un vuoto-ferita-dolore da un edipo non risolto, ma vale anche per una madre anaffettiva. La mancanza di Sostegno, di Riconoscimento della propria Identità femminile porta ad un disagio, ad una fame d’amore, una compulsione a ricercare conferme e amore. La Coazione a Ripetere di cui si sente parlare, sinteticamente porta la persona a “Rievocare il Trauma subito”  è un tentativo del nostro psichismo per superarlo. Un tentativo paradossale perché  fallimentare. La persona che “Incontriamo con il Lanternino” è stata scelta inconsciamente perché ha caratteristiche dell’Amore perduto, del padre o della madre,.

Quindi se io vengo attratta da un uomo Algido e distante come mio padre, il mio bisogno psichico mi dice che se io vengo amata PROPRIO DA QUELL’UOMO freddo e lontano, o sposato e “quindi entro in competizione con una famiglia”, io “FINALMENTE SONO, ESISTO” molto spesso non è amore vero, ma una infatuazione proiettiva. Sono amori impossibili perché in realtà ci attacchiamo a persone che già ci comunicano che non possono amarci come noi vogliamo.

Vogliamo salvare chi non vuole essere salvato, gli uomini si attaccano a donne avide o algide, le donne crocerossine a uomini patologici e problematici.

Il fallimento è assodato. La trappola è che più è difficile e ostacolato come amore più attrae, per salvare il nostro senso di inadeguatezza e la nostra sicurezza sembra necessario un sentiero impervio. Ma non è così.

 

Daniela Cavallini:

E’ possibile uscire da questa lacerante dinamica di attrazione per le storie impossibili? E, se si’, come?

  1. ssa Viviana Morelli:

Se osserviamo attorno a noi troviamo persone che accumulano storie impossibili e patologiche, per poi entrare nel ruolo “nessuno mi ama”, oppure “tutti gli omini o donne sono stronzi”,  questi copioni possono andare all’infinito  fino alla morte. Chi ne prende consapevolezza può solo interrompere questa dipendenza lavorandoci, come tutte le dipendenze, un percorso psicologico permette non solo la chiarezza introspettiva, ma il cambiamento del comportamento. Quindi per me solo psicoterapia o gruppi sulla dipendenza possono aiutare. In anteprima ti dico che ad ottobre io e la Dr.ssa Laura Pinzarrone inizieremo un gruppo sulle dipendenze affettive e da cibo, ad albano laziale, il giovedi sera.

 

Daniela Cavallini:

Che cosa ritieni di consigliare a chi si trova a vivere questo dramma?

  1. ssa Viviana Morelli:

Leggere molto sull’argomento e farsi aiutare, se non psicoterapia tutto ciò che va a  nutrire quel naturale potere dentro di noi, quella dimensione esistenziale capace di illuminare l’amore per noi stessi.

Daniela Cavallini:

Viviana tu come applichi l’Ipnosi Ericksoniana in questi casi? Cioè quando una persona chiede un sostegno psicoterapeutico per uscire dalla dipendenza?

  1. ssa Viviana Morelli

Vedi io principalmente sono una psicoterapeuta analitica esistenziale, l’Ipnosi diviene qui un valido strumento, attraverso trance, metafore, per ricercare il potere dell’inconscio creativo in noi…..noi tutti abbiamo una soluzione, un potere di amore per noi stessi, ideali…sogni…creatività… che sono risorse fondamentali per uscire dalle dipendenze.

Se la dipendenza ha la fine di cercare un benessere fuori di noi, dobbiamo fare la fantastica scoperta che dentro di noi c’è un Sé che ci illumina e ci ama, abbiamo ciò che ci serve…dobbiamo solo scoprirlo e alimentarlo.

Spesso l’induzione ipnotica aiuta a trovare il percorso…la strada…la passione per la vita in sé.

GRAZIE DANIELA

 

Daniela Cavallini:

Ti ringrazio molto per la disponibilità ed i preziosi consigli.

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